Il Vaso e la Guida – H. Jordan

Mi trovo a scavalcare un labirinto e a svolazzare sopra un bellissimo giardino luminoso.

ci sono alcune persone che stanno facendo varie cose.

Decido di scendere e adotto la tecnica del nuoto per planare e scendere.

Una volta trovatomi all’interno di questo giardino, osservo le persone, alcune sono immobili e noto alcuni vasi per terra, uno in particolare mi attira: un vaso a simile ad una brocca d’acqua giallo, rosa e verde con dei bei fiori scolpiti sopra.

Mi avvicino e noto che il vaso è vuoto, così mi chiedo come potrei riempirlo di acqua e quindi mi domando se potesse esserci una guida che possa insegnarmi a riempire la brocca di acqua.

Davanti a me prende vita, come accade nei videogame quando si vuole interagire con qualcuno, questa figura simil umana, con un abito azzurro e dei capelli lunghi neri che piano piano si avvicina a me e mi chiede: “Dimmi, mi hai chiamato?”

 Io gli rispondo: “Sì, potresti per piacere insegnarmi a riempire questa brocca di acqua?”

Senza risposte la guida stende il braccio e punta due dita verso la brocca e vedo uscire da esse un’energia di color bianco e azzurro che va a finire dentro il vaso e questo piano piano si riempie.

A quel punto lo ringrazio.

Così mi giro intorno alla ricerca di un altro vaso per provare riempirlo. C’è una varia scelta di vasi e brocche molto fantasiose. Lo scelgo uno e provo ad emulare ciò che la guida mi ha mostrato. Così stendo il braccio e punto due dita verso l’interno del vaso e immagino questa energia e il vaso riempirsi.

Con molta facilità e sorpresa mi ritrovo il vaso pieno di acqua e con molta felicità vado verso di esso, prendo un po’ di acqua con le mani e ne assaggio un bel sorso. Ringrazio ancora.

Poi mi reco verso una finestra che porta al di là di un varco dove scruto un tetto, ma sento di non poterla attraversare notando una rete, tipo zanzariera.

A quel punto mi giro e noto due bei ragazzi, uno alto ed uno basso e mi parlano dicendomi: “Per andare lì hai bisogno di cambiare abito, certo hai qualche ombra”; e mi scrutano.

Alchè io esclamo: “Come faccio a cambiare abito? e come posso togliermi queste ombre?” Guardo il mio corpo che risulta con qualche macchia e poi continuo la conversazione: “Certo io le accetto pure queste ombre”.

Poi uno di loro, quello più basso cambia sesso ed improvvisamente diventa sia maschio che femmina.

Poi mi rivolgo all’altro, quello più alto e lo guardo e gli dico: “Ma io ti conosco, è come se non ci vedessimo da migliaia di anni ma noi ci conosciamo”. Quest’ultimo sorride.

Poi mi viene in mente di domandargli dove posso trovare Matteo, un mio amico e quasi mi convinco sia lui e, domandandoglielo rimane sul vago sempre sorridendo.

Poi mi dice di seguirlo e senza indugi vado con lui e mi porta in una cameretta che si trova dietro l’angolo del giardino e al suo interno vari dispositivi elettronici.

 Mi giro verso uno schermo molto piccolo e noto un signore abbastanza anziano che canta e suona al pianoforte, e questo mi lascia intendere come se fosse lo schermo della mia vita; ma io non voglio guardare! Mi sento come se stessi sbirciando il mio futuro e non voglio sapere e appena distolgo lo sguardo vedo il me riflesso, giovane come sono adesso.

Tutto ora si sfuma e ritorno al corpo fisico.

Gioele.

(Howl Jordan)

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