L’ Oscurità Tridimensionale di B. Moen

Tempo fa casualmente mi imbattei in un forum dove veniva presentata la tecnica di Bruce Moen per esplorare quello che lui chiama “3D BLACKNESS, o Oscurità/Nero Tridimensionale”.

La tecnica è estrapolata da una chat condotta da Bruce il 12 maggio 2002, che descrive l’Oscurità Tridimensionale, descrive come arrivarci e come usare quello stato al fine di trovarsi ovunque uno desideri istantaneamente:

Vi riporto le sue parole:

“Se chiudete gli occhi (ed è meglio esercitarsi in una stanza buia) e concentrate l’attenzione al fine di “guardare” quello che gli occhi chiusi vedono, direste probabilmente di vedere una sorta di nero, di oscurità piatta e bidimensionale. Un po’ come guardare un’immagine piatta e nera che si trova davanti a i vostri occhi. Non so ben descrivere come spostare la vostra attenzione da questa immagine piatta all’ Oscurità Tridimensionale, se non con un impegno volontario, tuttavia, quando spostate la vostra attenzione e riuscite a catturare l’Oscurità Tridimensionale non avrete dubbi sul fatto di esserci riusciti.

C’è un preciso cambiamento nella qualità percettiva di ciò che sperimenterete: invece di trovarvi davanti un nero piatto e bidimensionale, vi ritroverete a scrutare un tipo di nero, di oscurità che ha profondità. È come se aveste acquisito la capacità di cambiare il grado di profondità di ciò che vedete: un po’ come quando state guardando una scena a occhi aperti e spostate l’attenzione da qualcosa che è vicino a voi a qualcosa che è più lontano. C’è una chiara sensazione di poter guardare in profondità nell’ Oscurità Tridimensionale, o di guardarlo più superficialmente, o di guardare un qualsiasi punto intermedio.

Inoltre, l’Oscurità Tridimensionale ha un che di “vellutato”, come se fosse liscio e granuloso al tempo stesso.

Muovendo gli occhi da un lato all’altro, potete notate questa vellutata granulosità passarvi davanti.

Quest’Oscurità Tridimensionale è, a parer mio, una specifica e individuale area della coscienza, ed è particolarmente utile per esplorare altre realtà.

All’inizio, riuscivo a spostare la mia attenzione sull’Oscurità Tridimensionale, ma non riuscivo a rimanere a lungo in quello stato. Mi dicevo “Caspita! Ci sono riuscito!” e un attimo dopo mi ritrovavo davanti il mio schermo piatto di oscurità bidimensionale. Ho dovuto imparare a rilassarmi quando ci arrivavo, e a permettere a me stesso di assaporare con calma quel luogo. In quel modo, non ne venivo risucchiato via.

Un giorno stavo pensando di contattare una persona scomparsa.

Mentre scrutavo l’Oscurità Tridimensionale, la vedevo tutta molto uniforme, nella stessa tonalità di nero, per così dire. Poi, come ho cominciato a muovere gli occhi da un lato all’altro e su e giù, ho notato che c’era un piccola area più scura del nero che la circondava. Questo catturò la mia attenzione, e mi chiesi perché questo punto fosse più scuro. Fissai l’attenzione su quel punto e mi parve una sorta di spirale, di mulinello nero nell’oscurità. Stavo cercando di comprendere che forma avesse e come si muovesse. Forse se avessi zoomato su quel punto, se l’avessi visto più da vicino, l’avrei visto meglio. Pensai di spostarmi verso di esso e cominciai a sentirmi muovere. Poi … mi ritrovai all’improvviso in un altro posto. Guardandomi attorno, mi resi conto di trovarmi vicino alla persona defunta cui avevo originariamente desiderato di far visita.

Che sorpresa!

In un primo mento non vidi una relazione precisa fra questi due eventi. Ma successivamente mi capitò ancora. Mi ritrovavo a scrutare l’Oscurità Tridimensionale, a scrutare molto intensamente le sue profondità, e poi notavo una piccola zona diversa dal resto dell’oscurità. A volte si trattava di un piccolo vortice, di un nero più scuro, a volte invece era più chiaro; a volte invece era solo un punto che sembrava avere una sua spiccata attività, come se tremolasse rispetto all’area circostante. Concentravo l’attenzione su quel punto, pensavo all’idea di avvicinarmici e … all’improvviso mi trovavo proprio nel posto che in origine avevo voluto visitare.

Con il tempo, mi sono reso conto che quest’Oscurità Tridimensionale era una specie di fulcro, a punto centrale di “portali” e “ingressi”. Immaginai che fosse un posto dal quale si diramavano una serie di passaggi verso tutte le altre aree di coscienza che esistevano. Non so se sia stato più importante lavorare sul processo per visualizzare l’Oscurità Tridimensionale o esercitarmi a raggiungere persone o luoghi diversi cui desideravo far visita, ma comunque, col tempo, divenne molto facile per me, ogni volta che volevo appunto raggiungere qualcuno o qualche luogo, farlo tramite la procedura qui descritta. Mi concentravo su dove volevo andare, e poi cercavo nell’Oscurità Tridimensionale uno di quei punti di “discontinuità”. Appena ne trovavo uno, fissavo la mia attenzione su di esso, e dopo un attimo ERO LÌ.

Per chi volesse provare, raccomando di farlo in una stanza buia, in modo che la luce non vada a stimolare la retina. Questo rende la cosa più semplice. Inoltre è importante usare il respiro per rilassarsi, ad occhi chiusi. Tornate con la memoria ad un momento in cui eravate profondamente rilassati. Il tempo speso per cercare questo stato di rilassamento prima di cominciare, è ben speso. Quindi, sempre con gli occhi chiusi, guardate con attenzione l’oscurità che si presenta davanti ai vostri occhi: esaminatela, descrivetela, sentitela. Sarà probabilmente piatta e bidimensionale. Continuate a guardare in questo nero piatto e muovete un po’ gli occhi, come se stesse guardando delle “cose” che si trovano immerse nell’oscurità. Ad un certo punto avvertirete un cambiamento nella sensazione con cui percepite quell’oscurità. Per me, la sensazione è come quella di essere risucchiato dentro la scena che sto guardando. Sapete, vero, la differenza fra guardare semplicemente una scena e guardarci “dentro” per esaminarne i dettagli? La sensazione è simile.

Vorrei potermi spiegare meglio.

Se stabilite di VOLER esplorare l’Oscurità Tridimensionale e scrutate l’oscurità piatta che si presenta davanti agli occhi chiusi, verrà il momento che sentirete un cambiamento, e all’improvviso vi troverete a scrutare un diverso tipo di oscurità: un’oscurità vellutata che ha profondità. A quel punto, prendete nota della sensazione che quel cambiamento produce in voi. Se riuscite a ricordare quella sensazione al punto di riuscirci di nuovo, scoprirete che potete passare all’Oscurità Tridimensionale in modo pressoché volontario. Poi proseguite come ho detto sopra e non stupitevi se vi trovate all’improvviso in una realtà completamente diversa, quella che avete scelto di visitare.”

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Bruce, uno dei migliori allievi di Robert Monroe egli ha ulteriormente sviluppato le conoscenze apprese all’ omonimo Istituto, riuscendo a “viaggiare” senza aver più bisogno di alcun supporto tecnologico. Il Metodo “HEMI-SYNC ©” consiste infatti in una serie di cassette su cui sono registrati dei suoni particolari in grado di sincronizzare il cervello umano sulle frequenze adatte a provocare uno stato di coscienza “alterato” tale da permettere al “Viaggiatore” di staccarsi dal corpo e raggiungere i vari “FOCUS”

Egli è autore di numerosi libri tra cui l’ultimo tradotto in Italiano dall’amico Davide Rozzoni,  facilitatore  vibrazionale del Monroe Institute Italia:  Viaggi nell’Ignoto esplorando l’Aldilà

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One thought on “L’ Oscurità Tridimensionale di B. Moen”

  1. A me un’altra volta é capitato… posso dire che per raggiungere quella oscurità stavo facendo l’esercizio che segue. Immaginavo di scrivere qualcosa di semplice tipo il mio nome come su una lavagna ma iniziando e finendo fuori dal mio campo visivo poi “zoomavo ” dentro e fuori per esaminare un dettaglio o visualizzare la scritta nel suo insieme e aggiungevo parole … ad un certo punto mi sono reso conto che ero in uno spazio infinito e potevo zommare verso l’interno o l’esterno in modo indefinito proprio come in uno spazio 3D … non mi é più capitato e in ogni caso quella volta non sapevo cosa altro farci e ne sono uscito!
    Ora riproverò sicuramente 💪🏼😃

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