Lo svenimento – Paola Z.

 

Fin da bambina mi sono sempre resa conto di non appartenere a questo mondo…. o meglio mi sono e mi sento un’estranea a questo mondo.
Non avevo amici perchè per il mio carattere chiuso facevo fatica a legare con chiunque.
Poi crescendo le cose sono in un certo senso cambiate.
Ai tempi scrivevo poesie e mi isolavo spesso, andando a sedermi sotto un albero (vivevo in campagna, mio papà era coltivatore diretto) e mi soffermavo a guardare le nuvole passare lentamente sopra di me.

Sapevo fin da allora che c’erano altre vite oltre la nostra e altri mondi paralleli oltre questo. Facevo e faccio sogni premonitori, sento e vedo presenze extra-umane (se così posso definirle).

Nel 2006 ho avuto un paio di esperienze pre-morte. La prima subito dopo una donazione dell’Avis.
Il 9 dicembre 2006 (era un sabato e giorno precedente al compleanno di mia sorella), mi recai al centro trasfusionale dell’ospedale di Como per sottomettermi alla donazione per l’Avis.
Completai la donazione senza problemi. Pochi minuti dopo, sentii un giramento di testa ed avvertii il personale infermieristico.
Nella stanza attigua c’era un volontario di Croce Rossa che conoscevo (ero ai tempi volontaria anch’io) e lo chiamarono per farsi aiutare a mettermi in posizione adeguata per gli svenimenti.
Pochi secondi dopo lo svenimento, mi ritrovai avvolta in una luce bianca; mi sentivo tranquilla e felice in modo incommensurabile.
Una gioia interiore che qui sulla Terra difficilmente si riesce a provare; c’erano altre persone con me, alcune le conoscevo (erano ancora vive a quel tempo), altre no. Ma si rideva e si scherzava con tutti. Ad un certo punto questo gruppo di persone si allontanò da me, dirigendosi verso una specie di portale luminoso.
Questo loro allontanamento da me, fece sì che mi ritrovai immersa nel buio (a quei tempi avevo paura del buio).
Cominciai a seguirli, finchè un ragazzo si girò e mi disse: “fermati, non puoi venire con noi. Devi tornare indietro. Ma ci rivedremo presto”.
In quel momento sentii tre pugni sul mio petto, pur essendo ancora in quel mondo. Mi risvegliai e ci misi un po’ a prendere coscienza di dove ero e cosa stavo facendo lì.
Chiesi all’infermiera cosa fosse successo (anche se lo sapevo) e lei mi disse “Ora va tutto bene, stai tranquilla”.
Feci la stessa domanda al mio amico e mi rispose che avevano dovuto chiamare il rianimatore di turno in quanto il mio cuore aveva smesso di battere. I pugni che ho sentito erano i classici pugni precordiali che si danno ad una persona in arresto cardiaco. Mi rialzai e mi sentii come se nulla fosse successo.

Qualche notte dopo, a casa mia, mi svegliai con le medesime sensazioni di non sapere dove ero e cosa stavo facendo: ci misi un po’ a capire che ero in camera mia, nel mio letto e che era notte fonda.

Probabilmente anche in questo caso ho avuto la medesima situazione accadutami in ospedale, o qualcosa di simile.

Paola Zanella

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